{"id":30,"date":"2015-11-04T17:40:56","date_gmt":"2015-11-04T16:40:56","guid":{"rendered":"http:\/\/asean.lampcos.dol.it\/?p=30"},"modified":"2015-11-04T17:40:56","modified_gmt":"2015-11-04T16:40:56","slug":"le-aziende-italiane-nellasean-gli-investimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/stage.itasean.org\/en\/le-aziende-italiane-nellasean-gli-investimenti\/","title":{"rendered":"La presenza delle aziende italiane nell\u2019ASEAN. Una ricerca dell&#039;Osservatorio ASIA"},"content":{"rendered":"<p><em>Tratto da &#8220;Le imprese italiane nei paesi ASEAN&#8221;, una ricerca dell&#8217;Osservatorio ASIA &#8211; Ministero dello Sviluppo Economico &#8211; Italian Trade Agency &#8211; ICE.<\/em><br \/>\n<strong>Le aziende italiane nell\u2019Asean: gli investimenti<\/strong><br \/>\nLa ricerca di Osservatorio Asia nella prima fase ha ordinato le informazioni esistenti. Gli elenchi delle aziende nazionali presenti nei 10 paesi sono stati armonizzati e aggiornati. Successivamente sono stati integrati attraverso un meticoloso e rigoroso lavoro di ricerca. Esso si \u00e8 basato sugli archivi e le informazioni di Osservatorio Asia, sulle sue analoghe ricerche in India e Cina, sui siti aziendali, sulla consultazione della stampa economica. Gli elenchi finali sono considerevolmente pi\u00f9 numerosi di quelli iniziali. Nella seconda fase sono stati elaborati i dati raggiunti, con analisi sulla provenienza regionale italiana, il settore merceologico e il nome assunto dalle aziende registrate in loco. Da ultima \u00e8 stata analizzata la tipologia di attivit\u00e0, probabilmente il dato pi\u00f9 importante. Serve a stabilire se l\u2019investimento rientra nelle macro aree dei servizi o della produzione. Dato il carattere iniziale, seppure innovativo, della ricerca, non sono stati effettuati approfondimenti sul\u00a0campo o scientifici che potessero rilevare &#8211; con missioni, interviste, questionari \u2013 valutazioni probanti sulle singole scelte aziendali (risparmi sui costi di produzione dovuti all\u2019offshoring, destinazione finale dei prodotti, soddisfazione dell\u2019investimento, sostegno delle istituzioni italiane e dei governi locali, entit\u00e0 delle risorse finanziarie trasferite in Asean). <strong>Il criterio cardine della ricerca \u00e8 stato il trasferimento di risorse economiche da\u00a0un\u2019azienda italiana in uno dei 10 paesi Asean<\/strong>.<br \/>\nNon sono state dunque prese in considerazione le aziende nate da iniziative individuali, spesso attive nei settori della consulenza, del turismo, della ristorazione e dell\u2019import-export. Va rilevato tuttavia che esse rappresentano un segnale di attivismo, frequentemente di successo, dell\u2019imprenditoria italiana. Si tratta di fenomeni non strutturati, che trovano punti di riferimento nelle organizzazioni locali come le Italian Business Association (non ancora trasformate in Camere di Commercio come avvenuto\u00a0in passato) e nelle aggregazioni trainate dal proliferare dei <em>social network<\/em>.<br \/>\n<strong>La loro presenza \u00e8 quantificabile in pi\u00f9 di 100 unit\u00e0 che hanno un legame discontinuo con il nostro paese, anche se la loro funzione di promotori del Made in Italy \u00e8 innegabile.<\/strong><br \/>\nNon sono state infine considerate le attivit\u00e0 locali derivanti da accordi con aziende italiane. Sono i casi pi\u00f9 frequenti dell\u2019intermediazione commerciale, il veicolo pi\u00f9 potente e consolidato per l\u2019esportazione di prodotti italiani. A meno che l\u2019impresa italiana non sia proprietaria della rete distributiva, quest\u2019ultima \u00e8 una societ\u00e0 locale non solo legalmente. I suoi titolari traggono profitti \u2013 secondo diversi accordi aziendali \u2013 dall\u2019acquisto (o dalla concessione) e dalla rivendita a consumatori del proprio paese. Il fenomeno \u00e8 stato spesso considerato un ostacolo alla penetrazione dei prodotti italiani, perch\u00e9 si affida a distributori frequentemente non di grandi dimensioni o perch\u00e9 non in possesso dell\u2019esperienza della GDO europea. \u00c8 nota la difficolt\u00e0 che incontrano i produttori italiani che non possono usufruire della leva negoziale in possesso dei giganti distributivi della Francia (Carrefour e Auchan), della Germania (Metro) e di altri paesi europei.<br \/>\n<strong>\u00c8 necessario infine rilevare che esiste una differenza, che tende ad acuirsi, tra gli interessi degli stati nazionali e le tendenze della globalizzazione.<\/strong> I governi sostengono le aziende del loro paese perch\u00e9 possono creare reddito e occupazione. Incoraggiano le esportazioni perch\u00e9 dall\u2019estero si crea domanda per i prodotti nazionali. Nella contabilit\u00e0 macroeconomica ogni aumento dell\u2019export si traduce in incremento del Pil. Per questo si ricerca l\u2019origine delle merci. Nel caso in oggetto \u00e8 la provenienza dell\u2019investimento che determina le rilevazioni. Nel fenomeno dell\u2019internazionalizzazione, dunque, l\u2019estero \u00e8\u00a0considerato una destinazione. Esiste sempre un passaggio di frontiere, un processo doganale o valutario, una conversione di moneta.<br \/>\nLa globalizzazione sta erodendo questa impalcatura teorica. Gli investimenti all\u2019estero sono uno dei capisaldi di questo processo, perch\u00e9 tendono a reperire i fattori della produzione dovunque siano disponibili alle migliori condizioni. In questo caso i 10 paesi dell\u2019Asean rappresentano per le aziende italiane un magnete teoricamente irresistibile. L\u2019omologazione ai principi dell\u2019economia \u2013 alla quale \u00e8 devoluta la creazione di valore pressoch\u00e9 ovunque \u2013 rende un ricordo, talvolta un ostacolo, concetti quali identit\u00e0, nazionalit\u00e0, bilanci, persino le statistiche. L\u2019Unione europea sta registrando in pieno questa contraddizione.<br \/>\nDa una parte mantiene strutture nazionali e identitarie, dall\u2019altra gli stati hanno rinunciato a molte delle prerogative. Da qui discendono una politica commerciale e, per l\u2019area Euro, una moneta comune. Alcune di queste dicotomie si sono presentate nella ricerca. Come registrare un\u2019azienda italiana che ha investito nell\u2019Asean ed \u00e8 posseduta da una multinazionale non italiana? Come classificare un\u2019azienda ad es. di Hong Kong, fondata da un\u2019azienda italiana, che ha aperto una succursale a Singapore? Nelle risposte \u00e8 stata privilegiata la storia dell\u2019azienda, la sua localizzazione in Italia, la riconoscibilit\u00e0 del Made in Italy. Abbiamo dunque scelto il prisma dell\u2019internazionalizzazione ragionata, nella convinzione che questa ricerca sia utile alle aziende, alle istituzioni, all\u2019intero Sistema Paese.<br \/>\n<strong>Le presenze nei paesi ASEAN<br \/>\n<\/strong><br \/>\nSono state registrate nei 10 paesi Asean 421 presenze aziendali italiane (tutte le statistiche riportate sono visibili nei grafici e nelle tabelle allegate all\u2019indagine). Il numero di aziende \u00e8 leggermente minore perch\u00e9 alcune di esse hanno presenze multiple. Si tratta di pochi casi nei quali un\u2019azienda ha stabilito una rete di distribuzione con il proprio nome in diversi paesi, o \u00e8 attiva sia nella produzione che nella distribuzione, oppure infine ha deciso di aprire vari stabilimenti produttivi o estrattivi \u2013 tutti derivazione della casa madre italiana \u2013 in paesi di grandi dimensioni. Il numero di 421 presenze \u00e8 variamente interpretabile.<br \/>\nSembra ridotto:<\/p>\n<ul>\n<li>in valore assoluto;<\/li>\n<li>in relazione alle dimensioni dell\u2019Asean;<\/li>\n<li>in relazione alle dinamiche dell\u2019Asean.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Sembra adeguato o positivo:<\/p>\n<ul>\n<li>se paragonato ad altri paesi;<\/li>\n<li>in relazione alle attese;<\/li>\n<li>in considerazione della crisi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Di fronte alla vastissima platea di imprese italiane, il numero di 421 \u00e8 appena visibile. Per un paese a forte vocazione esportativa, le destinazioni estere sono parte essenziale delle gestioni aziendali. Se le esportazioni sono il primo passo verso la decisione di investire nello stesso mercato, verosimilmente il numero di aziende nell\u2019Asean riflette lo scarso peso dell\u2019Associazione come destinazione dell\u2019export (vedi capitolo precedente). Tradizionalmente i mercati pi\u00f9 vicini sono quelli privilegiati dagli imprenditori italiani. Sono note le ragioni di carattere strutturale che hanno determinato questo disequilibrio. Sfortunatamente i paesi industrializzati, dove appunto le relazioni economiche italiane sono pi\u00f9 forti, sono variamente attraversati dalla crisi iniziata dal 2007. Sarebbe stato dunque auspicabile un maggiore dinamismo verso i paesi cosiddetti emergenti, in modo particolare l\u2019Asia orientale e in questa l\u2019Asean Quest\u2019ultimo rappresenta un blocco in crescita, con conti economici sostanzialmente in ordine e dove l\u2019immagine dell\u2019Italia \u00e8 molto positiva. Il nostro paese ha eccellenti relazioni bilaterali, non inquinate da rancori post-coloniali. Non esistono tensioni politiche, tanto meno militari o legate alla sicurezza. Anche tra i consumatori \u00e8 forte l\u2019immagine dell\u2019Italia come paese di arte e cultura, dove la qualit\u00e0 della vita \u00e8 alta e si producono prestigiosi beni di consumo. Se ne apprezzano lo\u00a0stile di vita, la cucina, le manifestazioni sportive. Tale prestigio tuttavia non trova riscontri coerenti negli investimenti e nelle esportazioni.<br \/>\nAl contrario, 421 presenze possono essere valutate positivamente. Se messe in relazione con altri paesi e con le aspettative appaiono sorprendenti. Secondo valutazioni di Osservatorio Asia (che ha pubblicato 2 libri sulle presenze italiane in Cina e in India e segue l\u2019evoluzione del fenomeno) sono attive circa 1.950 aziende in Cina e circa 380 in India. La distanza con la prima non \u00e8 grande, se si tiene in considerazione la differenza di popolazione (pi\u00f9 di 2 volte superiore a quella dell\u2019intero Asean). La Cina \u00e8 inoltre per antonomasia \u00abla fabbrica del mondo\u00bb, il paese che da decenni riceve il maggior numero di investimenti diretti esteri a fini produttivi. Oltre la Grande Muraglia si \u00e8 registrato uno dei fenomeni probabilmente pi\u00f9 importanti della globalizzazione: la congiunzione degli interessi del paese con quello delle multinazionali. L\u2019attrazione degli investimenti stranieri \u00e8 stata strumentale alla Cina per acquisire le tecnologie necessarie a sconfiggere il sottosviluppo, mentre le aziende hanno potuto delocalizzare con vantaggi immediati che la Cina poteva concedere al massimo livello. Le imprese italiane hanno contribuito all\u2019industrializzazione della Cina, inizialmente con una massiccia fornitura di macchinari e successivamente stabilendo unit\u00e0 produttive in loco. Una terza fase ha riguardato investimenti per i beni di consumo, le parti e i componenti. Rispetto alla Cina dunque e alle sue grandi potenzialit\u00e0, il numero dell\u2019Asean \u00e8 soltanto relativamente minore. Esso \u00e8 inoltre superiore a quello dell\u2019intera India, la cui popolazione \u00e8 pressoch\u00e9 doppia. Si tratta in questo caso di una supremazia pi\u00f9 simbolica che reale, perch\u00e9 i ritardi dell\u2019India \u2013 e dell\u2019intero subcontinente \u2013 sono cos\u00ec radicati da essere con rassegnazione considerati cronici.<br \/>\nNon esistevano analisi complessive sugli investimenti aziendali nell\u2019Asean, se non quelle derivanti dalla somma dei singoli stati. Era quindi difficile immaginare risultati soddisfacenti se si fossero esaminate valutazioni bilaterali e frazionate. L\u2019attenzione dei media era e rimane sostanzialmente carente, perch\u00e9 l\u2019attrazione dell\u2019Asia era appannaggio dei giganti politici ed economici del nord est asiatico: Cina, Giappone e pi\u00f9 recentemente la Corea del Sud. La percezione del sud-est asiatico ancora oggi rimanda a luoghi di storia, cultura, esotismo. Le popolazioni non risultano affrancate dal sottosviluppo e ancora oggi prevalgono considerazioni extra economiche. Si tratta chiaramente di una valutazione insufficiente, ma che lasciava presagire, per le sue ripercussioni, una rilevazione statistica pi\u00f9 modesta. Inoltre l\u2019interesse economico delle aziende italiane non ha trovato spesso approdi nei paesi lontani e di nuova industrializzazione. La crisi infine avrebbe potuto debellare ogni velleit\u00e0 di investimento, lasciando le aziende italiane nella gestione della\u00a0difficile situazione interna. In considerazione di quanto esposto il numero delle\u00a0presenze pu\u00f2 considerarsi sostanzialmente positivo.<br \/>\n<strong>Probabilmente la crisi ha agito da fattore di necessit\u00e0.<\/strong> Di fronte al ristagno della domanda interna era necessario rivolgersi ai mercati con maggiore crescita. Molte aziende italiane nell\u2019Asean sono state inaugurate negli anni recenti. \u00c8 un segnale di iniziativa verso un\u2019area non tradizionale dell\u2019imprenditoria nazionale che ha fatto giustizia, almeno in parte, dello scetticismo sulla sua vitalit\u00e0.<br \/>\n<strong>Le destinazioni<\/strong><br \/>\nLa destinazione preferita \u00e8 Singapore, con 118 presenze. Vietnam (76), Indonesia (73), Malaysia (72) registrano comunque valori importanti e tra loro appaiati. Sono seguite da Thailandia (57) e Filippine (18). Sono quasi assenti gli investimenti in Myanmar (3), Laos (3) e Cambogia (1), inesistenti quelli in Brunei. Le rilevazioni pi\u00f9 importanti sono le seguenti:<\/p>\n<ol>\n<li>viene confermata l\u2019eccezionalit\u00e0 di Singapore;<\/li>\n<li>all\u2019interno dell\u2019Asean esistono due sub-regioni molto diverse tra loro;<\/li>\n<li>il Vietnam mostra dinamiche molto promettenti per gli investimenti.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>1) Singapore \u00e8 il luogo di uno spettacolare, straordinario sviluppo economico, unico nel suo genere.<\/strong> Compie 50 anni di vita indipendente nel 2015 e in questo periodo ha saputo trasformare il volto della sua dimensione sociale, politica, economica, culturale. \u00c8 passata <em>From third world to first<\/em>, come il titolo di un libro autobiografico del suo padre fondatore, Lee Kwan Yew. Il suo reddito pro capite non solo \u00e8 di gran lunga il pi\u00f9 alto nell\u2019Asean, ma\u00a0tra i pi\u00f9 elevati al mondo. Il numero di milionari per abitanti \u00e8 al vertice internazionale, cos\u00ec come la classifica del suo aeroporto, della linea aerea, del porto, dell\u2019efficienza della pubblica amministrazione, dell\u2019assenza di corruzione, della diffusione dell\u2019inglese, della qualit\u00e0 della vita in generale.<br \/>\nLe valutazioni riguardano ovviamente la dimensione degli affari e della vita pubblica. La sintesi di questa supremazia \u00e8 data dall\u2019International Finance Corporation, l\u2019Agenzia della World Bank che si occupa dell\u2019attrazione degli investimenti. Ogni anno pubblica una classifica dei paesi <em>business friendly<\/em>, dove \u00e8 cio\u00e8 pi\u00f9 agevole condurre affari. Anche per il 2014 Singapore si \u00e8 confermato il 1\u00b0 posto al mondo. La citt\u00e0-stato risulta attraente perch\u00e9 \u00e8 riuscita a mantenere the <em>competitive edge<\/em>, l\u2019espressione che viene ripetuta come un mantra per mantenere la sopravvivenza di Singapore: conservare la differenza competitiva nei confronti di paesi vicini che potrebbero diventare ostili laddove le convenienze economiche dovessero soccombere rispetto ad antiche rivalit\u00e0. Gli operatori italiani non sono respinti dagli alti costi di Singapore. Sono compensati da altri fattori che alla fine rendono la citt\u00e0 ancora la destinazione principale. Il suo ruolo baricentrico \u2013 sull\u2019Equatore\u00a0e con facilit\u00e0 di collegamento &#8211; la rendono spesso la meta iniziale, se non ideale, per gli investimenti nel sud-est asiatico.<br \/>\n<strong>2) I 5 paesi fondatori dell\u2019Asean sono quelli con maggiore reddito procapite, le economie pi\u00f9 grandi e \u2013 probabilmente come conseguenza \u2013 quelli che ricevono maggiori investimenti dall\u2019Italia<\/strong>. Il destino di Filippine, Malaysia, Indonesia, Singapore e Thailandia \u00e8 stato disomogeneo e talvolta conflittuale, per\u00f2 sono riusciti a crescere congiuntamente e ad affermarsi sulla scena internazionale. Nel 2013 i 5 paesi hanno ricevuto complessivamente un numero maggiore di investimenti dall\u2019estero rispetto alla Cina. Sono ancora distanti \u2013 con gli stessi criteri di classificazione &#8211; invece le nuove acquisizioni: Brunei, Vietnam, Laos, Cambogia e Myanmar.<br \/>\nLa loro crescita \u00e8 innegabile, l\u2019appartenenza all\u2019Asean \u00e8 stata efficace, ma le condizioni al momento dell\u2019adesione erano incontestabilmente penalizzanti. Costituiscono 2 eccezioni il Brunei e il Vietnam (vedi sotto). Il sultanato del Borneo \u00e8 un piccolo stato di 500.000 abitanti, conformato a una rigorosa tradizione islamica. Deve il suo benessere ai giacimenti petroliferi e la sua economia \u00e8 poco aperta verso l\u2019estero, dipendendo\u00a0dalla confinante Malaysia e da Singapore per i commerci internazionali.<br \/>\n<strong>3) Il Vietnam rappresenta la seconda destinazione preferita dagli investimenti italiani.<\/strong> Si \u00e8 rivelata importante l\u2019apertura del paese agli scambi internazionali, la politica del Doi Moi inaugurata nel 1986 e seguita senza gravi titubanze dalla dirigenza. Come nel caso della Cina, la contemporaneit\u00e0 di un governo formalmente collettivista con l\u2019ideologia del mercato ha prodotto risultati positivi, in grado di proiettare il paese velocemente nell\u2019orbita della globalizzazione con l\u2019attrazione di tecnologia straniera.<br \/>\n<strong>La provenienza regionale e le dimensioni aziendali<\/strong><br \/>\nLa Lombardia \u00e8 la regione con la pi\u00f9 numerosa provenienza aziendale: 135, pari al 32% del totale. Il risultato \u00e8 largamente atteso, sia nella supremazia che nelle percentuali. Riflette inoltre precedenti analisi. Alle spalle della regione si registrano nuovi equilibri rispetto al tradizionale assetto dell\u2019industria italiana. Colpisce la bassa presenza delle aziende piemontesi (18), probabilmente penalizzate dal disimpegno della Fiat e dell\u2019intero comparto automotive.<br \/>\nIl nord-ovest trova peraltro una buona affermazione della Liguria (19), per il traino esercitato dalle compagnie di navigazione, dalle societ\u00e0 di spedizione e armatoriali che operano nei porti della Regione. \u00c8 rilevante il numero dell\u2019Emilia- Romagna (69) e del Lazio (56), anche se quest\u2019ultimo risente delle presenze istituzionali e delle grandi aziende ubicate a Roma. La presenza delle aziende dell\u2019intero nord-est \u00e8 significativa (69) e conferma il dinamismo imprenditoriale delle 3 componenti. Da tutte le regioni del Mezzogiorno solo 8 aziende hanno effettuato investimenti (7 dalla Campania, 1 dalla Puglia). Si conferma dunque il drammatico ritardo dei processi di internazionalizzazione del sud Italia, sia nei riguardi delle altre 2 macroregioni che verso i mercati considerati pi\u00f9 lontani e difficili. Si registrano infine valori attesi per la Toscana (34) e ridotti per le\u00a0Marche (13).<br \/>\nIl numero di quest\u2019ultima Regione \u00e8 una conferma delle difficolt\u00e0 delle imprese medio-piccole, anche se a forte vocazione internazionale, a investire in paesi esposti a forte concorrenza. La presenza italiana \u00e8 variegata, anche se l\u2019impatto delle grandi aziende \u00e8 pi\u00f9 importante di quanto esprima la composizione in Italia. Il loro impegno deriva da commesse pubbliche, dall\u2019appartenenza a settori strategici, dalla titolarit\u00e0 di tecnologia avanzata e costosa, da accordi internazionali che richiedono esposizione finanziaria. Per esse, competere su un livello globale \u00e8 relativamente pi\u00f9 agevole. Le PMI al contrario trovano in via di principio maggiori difficolt\u00e0, non soltanto per la competizione globale,\u00a0ma anche perch\u00e9 devono affrontare oneri pi\u00f9 ingenti di quelli che sarebbero necessari in Europa. La composizione delle presenze italiane risulta dunque pi\u00f9 affollata di imprese medio-grandi, soprattutto quando la destinazione dell\u2019investimento \u00e8 la manifattura (vedi paragrafo successivo).<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>I settori merceologici<\/strong><br \/>\nLe aziende italiane, nell\u2019Asean come in ogni paese oggetto di delocalizzazione, sono attratte da 5 elementi principali:<\/p>\n<ul>\n<li>bassi costi dei fattori di produzione;<\/li>\n<li>clima favorevole agli investimenti esteri;<\/li>\n<li>stabilit\u00e0 politica;<\/li>\n<li>rete infrastrutturale;<\/li>\n<li>mercato interno in crescita.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Tutti i paesi sono inclini ad attrarre investimenti stranieri. I vantaggi sono quelli fatti propri \u00a0dall\u2019economia dello sviluppo: gli IDE recano tecnologia, migliorano l\u2019assetto produttivo del paese, creano reddito e occupazione, innestano un circolo virtuoso imperniato sui surplus commerciali che permettono di finanziare ogni stadio dello sviluppo. Questa impostazione \u00e8 valsa tuttavia, nel caso dell\u2019Asean, soltanto in una fase iniziale. Allora, il ritardo tecnologico non consentiva margini di trattativa che non fossero legati alla protezione legale degli investimenti e all\u2019offerta di manodopera disciplinata. Inoltre, le risorse delle istituzioni bancarie multilaterali apparivano scarse, mentre la loro erogazione risentiva di canoni politici e dell\u2019imposizione di misure cogenti per i cittadini. Oggi invece, le migliorate condizioni economiche pongono i paesi Asean in grado di selezionare la ricezione degli investimenti; non \u00e8 pi\u00f9 cogente un aumento della ricchezza (\u00abl\u2019ossessione del Pil\u00bb nelle parole del presidente cinese Xi Jin Ping), quanto la sostenibilit\u00e0 della crescita. Soltanto i\u00a0paesi meno industrializzati dell\u2019Asean favoriscono gli IDE nei settori maturi. Gli altri blandiscono i trasferimenti di risorse che proteggano l\u2019ambiente, rispettino gli standard lavorativi, aumentino la produttivit\u00e0 del paese. Il messaggio dei governi agli investimenti internazionali non \u00e8 pi\u00f9 la promessa di profitti intoccabili, quanto l\u2019assicurazione di produrre ricchezza insieme, di creare valore sociale e di partecipare congiuntamente alla <em>global value chain<\/em>.<br \/>\n<strong>Creata sui 5 fattori sopra indicati, ogni paese dell\u2019Asean presenta una miscela differente di attrattivit\u00e0.<\/strong> Le dotazioni energetiche dell\u2019Indonesia sono concomitanti all\u2019insufficienza della loro lavorazione; i bassi costi dell\u2019industria tessile in Laos e Cambogia convivono con i ritardi infrastrutturali; la fertilit\u00e0 del suolo in Myanmar non \u00e8 sfruttata da una sufficiente meccanizzazione agricola; gli alti costi di gestione a Singapore vengono compensati dall\u2019offerta creditizia e finanziaria; il progresso della Thailandia viene ridotto dall\u2019incertezza politica che vi regna; la crescita recente delle Filippine non trova ancora riscontro nel mercato interno per i beni di importazione. L\u2019elenco potrebbe continuare. \u00c8 importante rilevare che tutte queste componenti rientrano nei business plan dell\u2019azienda quando vengono prese decisioni strategiche come un investimento nel sud-est asiatico. Conseguentemente alcuni settori merceologici vengono privilegiati e altri trascurati. La ricerca ha evidenziato, nella composizione merceologica, la prevalenza di 3 settori importanti:<\/p>\n<ul>\n<li>la meccanica e i beni strumentali (23% del totale);<\/li>\n<li>la chimica petrolchimica farmaceutica energia (19%);<\/li>\n<li>l\u2019elettrotecnica elettronica ICT (11%).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per i beni strumentali italiani si tratta della conferma della loro validit\u00e0 e della capacit\u00e0 di intercettare le necessit\u00e0 dei paesi in via di sviluppo. \u00c8 il riflesso altres\u00ec del massiccio, epocale spostamento di capacit\u00e0 produttive in Estremo Oriente. La nuova divisione internazionale del lavoro ha assegnato al versante asiatico del Pacifico il ruolo di centro manifatturiero del mondo, dove trovano spazio sia i settori tradizionali che quelli innovativi. Entrambi hanno bisogno della migliore tecnologia meccanica, che trova nell\u2019offerta italiana \u2013 insieme a quella tedesca &#8211; uno dei pi\u00f9 validi fornitori mondiali.<br \/>\nAnche il secondo macro settore pi\u00f9 numeroso (\u00abchimica petrolchimica farmaceutica energia\u00bb) rileva l\u2019incontro tra una valida produzione nazionale italiana e le necessit\u00e0 del sud-est asiatico. L\u2019enorme dotazione di minerali e di energia non trova ancora adeguata capacit\u00e0 di estrazione e trasformazione. \u00c8 evidentemente insufficiente la pur eccellente capacit\u00e0 di raffinazione di Singapore, ed \u00e8 inoltre un tema politicamente sensibile garantire il monopolio dell\u2019attivit\u00e0 alla citt\u00e0-stato. Sul versante della chimica farmaceutica hanno\u00a0svolto un ruolo importante la protezione degli investimenti in Ricerca&Sviluppo, le capacit\u00e0 manifatturiere, l\u2019incremento del consumo dei farmaci sul mercato interno.<br \/>\nL\u2019elettrotecnica, l\u2019elettronica e l\u2019intero comparto dell\u2019Information Communication Technology italiani hanno reperito nell\u2019Asean risorse sia per lo sviluppo di parti e software \u2013 che tagliano orizzontalmente tutti i settori produttivi offrendo soluzioni efficienti \u2013 che nella componentistica per l\u2019elettronica di consumo. In alcuni paesi Asean, in particolare la Malaysia, sono presenti ingegneri, manodopera qualificata, diffusione dell\u2019inglese, esperienza di lavoro nel settore. Ne hanno tratto vantaggio i pochi grandi produttori nazionali, le societ\u00e0 di software e le aziende gi\u00e0 consolidate nel panorama italiano dell\u2019elettrotecnica e dell\u2019elettromeccanica.<br \/>\nUn valore importante assume l\u2019intero comparto delle spedizioni, della navigazione e armatoriale (9%). \u00c8 anch\u2019esso una conseguenza della dotazione di ingenti risorse minerarie dell\u2019area e della sua capacit\u00e0 manifatturiera destinata alle esportazioni. Altri raggruppamenti merceologici presentano valori attesi e comunque migliorabili. Sono le \u00abcostruzioni infrastrutture cantieristica\u00bb (8% del totale), le \u00abconsulenza banche assicurazioni\u00bb (6%) e il \u00abveicoli aeronautica\u00bb (4%).<br \/>\nNella ricerca sono stati considerati anche gli \u00abinvestimenti istituzionali\u00bb che hanno registrato la presenza di 7 Ambasciate, un Consolato Generale a Ho Chi Minh City (il Vietnam \u00e8 l\u2019unico paese dell\u2019area con due sedi diplomatiche), 5 uffici Ice Agenzia e 2 Camere di Commercio. Le 15 sedi rappresentano il 4% del totale delle presenze.<br \/>\nValori non in linea con la notoriet\u00e0 e il prestigio del Made in Italy raggiungono il Sistema Persona, il Sistema Casa e l\u2019agroalimentare, attestati complessivamente al 16% del totale. Questi dati \u2013 analoghi per i 3 settori \u2013 contrastano con la loro notoriet\u00e0 internazionale, condivisa dai paesi Asean. I dati duplicano quelli della composizione merceologica dell\u2019export italiano. In entrambi i casi emerge una forte contraddizione: l\u2019Italia \u00e8 conosciuta e apprezzata per i beni di consumo, ma le statistiche rilevano una loro presenza marginale. Al contrario, i beni strumentali e industriali sono poco conosciuti al grande pubblico e la loro reputazione, talvolta molto redditizia, \u00e8 conosciuta solo dagli operatori del settore.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Le modalit\u00e0 degli investimenti<\/strong><br \/>\nLa grande maggioranza degli investimenti (301, pari al 71%) si concretizza nei servizi: uffici di rappresentanza, distribuzione e consulenza, studi legali, presenze istituzionali, banche, assicurazioni, societ\u00e0 della logistica. La parte rimanente (120, pari al 29%) \u00e8 attiva nella produzione di manufatti e, in misura minore, nell\u2019estrazione di prodotti energetici. Come per altre destinazioni asiatiche (Cina e India principalmente) non \u00e8 il\u00a0numero degli investimenti ma la loro composizione a imporre delle riflessioni. Le grandi aziende si sono impegnate nel sud-est asiatico come in altre parti del mondo, con prospettive strategiche e lungimiranti. Il tessuto delle piccole e medie aziende ha invece stentato e spesso ha affrontato quei mercati con investimenti ridotti. Aver privilegiato i servizi e non la produzione non \u00e8 un indice di ritardo tecnologico. Certamente non \u00e8 in discussione la capacit\u00e0 produttiva delle imprese italiane, quanto l\u2019inadeguatezza &#8211; almeno in via di principio &#8211; delle dimensioni aziendali. Aprire un ufficio \u00e8 certamente pi\u00f9 economico che inaugurare uno stabilimento. Le PMI italiane risentono della statura ridotta che\u00a0condiziona le risorse. Privilegiare una scelta prudente \u00e8 spesso una necessit\u00e0 pi\u00f9 che un\u2019opzione. \u00c8 comunque vero che un numero valido di aziende &#8211; probabilmente inatteso &#8211; ha mostrato segnali di vitalit\u00e0 e dinamismo che sono spesso peculiari dell\u2019imprenditoria italiana, stabilendo impianti in zone ancora lontane dai flussi principali.<br \/>\nSingapore attrae maggiormente gli investimenti nei servizi; Indonesia e Vietnam quelli rivolti alla produzione. Si tratta di risultati coerenti con le dotazioni dei singoli paesi. La Malaysia rappresenta lo stato pi\u00f9 equilibrato, dove la destinazione degli investimenti coincide con quella dell\u2019intero Asean. Anche qui, la rilevazione riflette la struttura del paese che ha un\u2019invidiabile composizione di dotazioni: \u00e8 ricco di risorse, ha una popolazione in crescita ma gestibile, fornito di talenti, gode di un notevole dinamismo dalla minoranza cinese. Insieme alla Thailandia &#8211; l\u2019altro \u00abtigrotto asiatico\u00bb \u2013 non \u00e8 riuscita tuttavia a capitalizzare sulla prima fase di sviluppo, rimanendo invischiata nella <em>middle<\/em> <em>income trap <\/em>teorizzata dalla World Bank.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Prospettive<\/strong><br \/>\nL\u2019impostazione della ricerca non consente conclusioni inequivocabili. Sarebbero necessari tempi pi\u00f9 lunghi di analisi per un lavoro strutturato che raggiunga certezze interpretative. \u00c8 possibile tuttavia trarre alcuni indicazioni sia per le aziende che per il Sistema Paese nel suo complesso. La pi\u00f9 importante \u00e8 la concreta possibilit\u00e0 di incremento nelle relazioni\u00a0economiche \u2013 sia commerciali che di investimento \u2013 con l\u2019intero blocco dell\u2019Asean e con le singole nazioni che lo compongono. Non si tratta di concetti usuali o di aspirazioni disarmate. Le prospettive si fondano su una serie di fattori oggettivi che impongono scelte innovative. Il trasferimento di capacit\u00e0 produttive in Estremo Oriente \u00e8 incontestabile, presentando al tempo stesso diversificazioni che vanno approfondite; la maturit\u00e0 e la stabilit\u00e0 dei paesi Asean sono asset consolidati; la crescita economica \u2013 diffusa e consistente \u2013 sostiene un riscatto socio-culturale di dimensioni epocali; la capacit\u00e0 di\u00a0generare valore nei processi economici \u00e8 ormai solida nel sud-est asiatico. In questo quadro, la presenza delle aziende italiane non \u00e8 marginale ma appare suscettibile di incrementi. Sono 3 i macrosettori che presentano opportunit\u00e0 concrete. A essi ovviamente sono legati gli investimenti dei comparti collegati:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>i beni strumentali.<\/strong> I buoni risultati raggiunti non hanno esaurito la domanda interna. I processi di industrializzazione di tutti i paesi Asean (con la parziale eccezione di Singapore e Brunei) hanno un passaggio obbligato: la trasformazione delle materie prime. La secolare ambizione a non doverle esportare ha trovato una leva potente nella delocalizzazione produttiva dei paesi industrializzati. L\u2019Asean pu\u00f2 ora pi\u00f9 facilmente trattenere il valore aggiunto derivante dalla trasformazione delle loro risorse: legno, minerali, fossili, marmo, metalli preziosi, gomma, prodotti dell\u2019agricoltura. Le ripercussioni sulla meccanica leggera italiana sono evidenti e immediate;<\/li>\n<li><strong>la costruzione di infrastrutture<\/strong>. La dotazione dell\u2019intero Asean non \u00e8 insufficiente come quella di altre aree in via di sviluppo (\u00e8 noto al riguardo il ritardo del sub-continente indiano). Inoltre il ruolo centrale di Singapore la mancanza dei singoli stati. \u00c8 invece insufficiente in relazione alle prospettive di crescita. La recente decisione collettiva di aderire all\u2019iniziativa di Pechino per creare una banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali conferma l\u2019urgenza di questo aspetto. In ogni documento dei governi viene ribadito l\u2019impegno a costruire strade, aeroporti, porti, dighe, centrali elettriche. Soprattutto l\u2019Indonesia \u2013 il paese di gran lunga pi\u00f9 esteso, frastagliato e popoloso &#8211; ha espresso questa volont\u00e0 come cardine della politica economica del nuovo presidente Joko Widodo. Le motivazioni non si discostano da quelle classiche: produrre senza poter distribuire \u00e8 un\u2019operazione incompleta; la libera circolazione di merci e persone offre vitalit\u00e0 all\u2019intero sistema economico. Anche in questo caso la tradizione delle aziende italiane di costruzione, progettazione e gestione potrebbe trovare riscontri superiori a quelli finora registrati;<\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>i beni di consumo<\/strong>. La produzione italiana \u2013 con il traino delle grandi firme, ma non limitata a esse \u2013 \u00e8 conosciuta per prestigio, qualit\u00e0, status sociale che trasmette. La crescita di una classe media \u00e8 un fenomeno economico e demografico di dimensioni impressionanti nel sud-est asiatico. Affrancata da condizioni di sussistenza, esposta al marketing internazionale, rappresenta un approdo insostituibile per il Made in Italy.\u00a0Le sue 3 articolazioni \u2013 Sistema Moda, Sistema Persona, Agroalimentare \u2013 rappresentano le ambizioni di un ceto medio urbano, sensibile a nuovi gusti, dotato di una capacit\u00e0 di spesa ormai rilevante.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Esiste infine un\u2019altra opportunit\u00e0 per il futuro immediato. \u00c8 una conseguenza generale del progresso dell\u2019area e interessa l\u2019intera sfera degli affari. Si sono affermate nell\u2019Asean moltissime imprese medio-piccole, spesso di derivazione\u00a0dei grandi gruppi o di investimenti a base familiare. Si tratta di aziende giovani, private, nate dalla globalizzazione, che non risentono dei condizionamenti politici. I retaggi del passato, le vicinanze con i governi avevano favorito, nella prima fase di industrializzazione, le multinazionali che avevano maggiori risorse e tempo dilatato a disposizione. Il loro vantaggio sulle PMI era incontestabile. Ora questa distanza si \u00e8 notevolmente ridotta; lo certifica un dato statistico inequivocabile: <strong>nell\u2019Asean, il 96% delle aziende \u00e8 di dimensioni medio-piccole<\/strong>.<br \/>\nL\u2019apertura progressiva dei mercati e la garanzia del r<em>ule of the law <\/em>consentono dunque alle aziende italiane di affrontare i mercati con meno apprensione, con <em>partner <\/em>della loro stessa dimensione e dunque con scelte pi\u00f9 lungimiranti e redditizie.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-166 size-full\" src=\"http:\/\/www.itasean.org\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/1.gif\" alt=\"1\" width=\"654\" height=\"399\" \/><br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-167\" src=\"http:\/\/www.itasean.org\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/2.gif\" alt=\"2\" width=\"654\" height=\"399\" \/><br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-168\" src=\"http:\/\/www.itasean.org\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/3.gif\" alt=\"3\" width=\"654\" height=\"357\" \/><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ricerca di Osservatorio Asia nella prima fase ha ordinato le informazioni esistenti. 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